1987 (anno di nascita della scrivente): a Minneapolis nasce una band femminile formata da Kat Bjelland e Lori Barbero, due ragazze senza preparazione musicale ma con una grande passione e necessità di espressione: le Babes in Toyland. Dopo aver assistito a un loro concerto, nel 1991, si formano le Bikini Kill di Kathleen Hanna e Tobi Vail, la band che subito si associa al movimento femminista delle Riot Grrrls e a un nuovo modo di vivere la musica (foxcore), con ragazze che urlano la loro rabbia davanti al microfono e concerti in cui viene chiesto ai ragazzi di lasciare le prime file alle ragazze, in modo che possano vedere altre grrrls esprimersi, in maniera sicura. All girls to the front!

3 ottobre 1992: Sinéad O’Connor è ospite al Saturday Night Live e canta War di Bob Marley, una canzone contro la guerra ispirata a un discorso tenuto all’ONU nel 1963 dall’imperatore d’Etiopia Hailé Selassié. Tutto bene, fino a che Sinéad non cambia le parole del testo e tira fuori una foto del papa e la strappa davanti alle telecamere, dicendo «fight your real enemy», “combatti il vero nemico”.
Non si tratta di un gesto sterile: il riferimento è ai numerosi casi di pedofilia all’interno della Chiesa cattolica. Questo attacco, però, segna profondamente la sua carriera e le causa numerosi problemi: viene criticata, fischiata, allontanata.

Nella sua autobiografia lei comunque non si dichiara pentita del gesto, anzi, dice che quello l’avesse riportata sulla giusta strada e racconta di come quella foto fosse un ricordo della sua madre abusante, ampliandone ancora il profondo significato.

1994, la ventitreenne Dolores O’Riordan compone “Zombie” in 20 minuti: la canzone diventa subito un simbolo della guerra, non solo dell’Irlanda del Nord (a cui è ovviamente ispirata) ma anche di tutti i conflitti e soprattutto di tutte le vittime innocenti. Non è né la prima né l’unica canzone a parlare di questo, ovviamente, ma resta innegabile quanto abbia colpito intere generazioni attraverso un’interpretazione indimenticabile e parole chiare, dure, reali.
In più, considerando il riferimento esplicito a un attentato dell’IRA, Dolores si sta apertamente schierando.

Sempre nel 1994 esce il disco Live Through This delle Hole, in cui Courtney Love tira fuori le unghie su una lunga serie di tematiche femministe scottanti: violenze, femminicidi, maternità, depressione post-partum.
Tutto questo, dopo una serie di battaglie personali contro un’industria fortemente maschilista con cui litiga ferocemente e animatamente.

Il suo temperamento, la lovestory con Kurt Cobain che, tra l’altro, si suicida a pochi giorni dall’uscita del disco, le teorie complottistiche, le liti, le dipendenze… Di Courtney Love si dice di tutto e di più, ma una cosa è certa: quello che voleva dire, lei, lo ha sempre detto.

 

Siamo invece nel 1995 quando Alanis Morissette, nel brano “You Oughta Know” mentre manda a quel paese il suo ex ci parla apertamente di sess* orale fatto al cinema e perversioni. Eppure sembrava così una brava ragazza! (sono Ironic, se non si fosse capito. Ihihih)
In compenso, nel 1993, P.J.Harvey ci aveva parlato tranquillamente di sess* an*le, quindi sapevamo già che le cose stavano cambiando.

È il 1997 quando Meredith Brooks ci fa urlare “I’m a bitch!” e non abbiamo ancora smesso.

Insomma, cosa succede a queste ragazze degli anni ‘90?

Questi esempi sono tutti molto diversi tra loro, accomunati però proprio da tre fattori fondamentali: gli anni ‘90, la rabbia (anche positiva) e la necessità di rivendicazione.
Sono finiti gli anni ‘80 dei lustrini e dei colori fluo: ci sono guerre proiettate in tv, ci sono nuove preoccupazioni e insicurezze, soprattutto c’è finalmente voglia di urlare quello che non ci piace e non ci va più bene, tanto quanto di dire quello che vogliamo.

Non ce ne stiamo più zitte, prendiamo in mano la situazione e gridiamo il nostro dissenso.

Addirittura nella musica pop c’è qualche segno di questo generale sentimento: basti pensare alle Spice Girls e al loro “Girl Power”, un motto utilizzato anche dalle Riot Grrrls. Sicuramente due mondi lontani, ma alla fine, sotto sotto, il sentimento è lo stesso.

In ogni caso, questo articolo è troppo lungo e al tempo stesso troppo breve, non c’è spazio per parlare di tutte le incredibili autrici, musiciste, cantanti e performer di quel decennio, quindi semplicemente concludo con una lista (in cui sicuramente mancherà qualche nome) di persone che ho preso a esempio o come ispirazione per tutti gli anni ‘90 e a seguire e che spero non verranno mai dimenticate: Bjork, Shirley Manson (Garbage), Tori Amos, Anouk, Melissa Auf Der Maur (Hole), Nina Persson (The Cardigans), Brody Dalle (The Distillers), Corin Tucker, Janet Weiss e Carrie Brownstein (Sleater-Kinney), Kim Deal (Pixies), Kim Gordon (Sonic Youth), Louise Post e Nina Gordon (Veruca Salt), Kay Hanley (Letters To Cleo), Justine Frischmann (Suede), Gwen Stefani (No Doubt), Sandra Nasić (Guano Apes), Skin (Skunk Anansie), D’Arcy Wretzky (Smashing Pumpkins).

In Italia, mi permetto di citare solo Carmen Consoli, Roberta Sammarelli (Verdena), Elisabetta Imelio e Eva Poles (Prozac+): non sono le uniche ma, davvero, non ho più spazio.

I’m a 90’s bitch, hear me roar!

Pepita

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